Tino Sehgal by
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Stella nascente del panorama internazionale, Sehgal non produce oggetti, non manda inviti, non emette comunicati stampa e non consente nemmeno che le sue opere siano fotografate. Essere presenti è l’unico modo per sperimentare le sue curatissime strutture di parole, tempo, rapporti umani e riti del mondo dell’arte.
(Roberta Smith)
Sehgal presenta un modo alternativo di produzione, che utilizza l’azione al posto dei materiali. Nata da una sorta di concettualismo gentile, la sua arte è sostenibile e transitoria, ma, come ogni altra opera d’arte, può essere venduta, collezionata e ripresentata. È in questo che risiede la sua radicalità. L’opera di Sehgal non riguarda l’economia o la politica, benché lui riconosca come l’arte sia inseparabile da queste sfere. Ogni critica che lui muove, dunque, è autocritica, e ogni soluzione che emerge è una soluzione dall’interno, una soluzione che possa sottilmente influenzare la nostra realtà sociale.
(Nancy Spector)
Tino Sehgal non vuole produrre nulla. O perlomeno nulla che possa essere interpretato come opera d’arte convenzionale, fisicamente presente. Non intende creare oggetti tangibili, né gli interessa lasciare tracce visibili. Il suo medium è l’immateriale, che usa per produrre opere d’arte dalla natura del tutto provvisoria, che mettono in discussione il tradizionale contesto museale. Accessibile al primo sguardo, in realtà l’opera di Sehgal è enormemente complessa, e oscilla tra diversi campi artistici e intellettuali, mettendo in discussione i fondamenti della società contemporanea. […] Sehgal insiste che i suoi pezzi sono opere visive, perché è l’unico modo in cui riescono a mettere in discussione gli assunti comuni sulle pratiche espositive. […] Sehgal non vuole dissolvere il sistema dell’arte, quanto piuttosto dominarlo.
(Jens Hoffmann)
Lo scopo di Sehgal è creare situazioni reali che continuino a essere situazioni o, in altre parole, che accettino pienamente e simultaneamente la loro teatralità e rifiutino, anche in termini di documentazione, il destino di diventare immagini o parole. In tal senso, l’artista ha portato avanti il radicalismo delle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Questo lo porta a sfidare i media tipici dell’avanguardia concettuale come la scrittura e la documentazione in modo che l’opera d’arte permanga, come in realtà volevano quegli artisti, un oggetto di discussione.
(Michel Gauthier)
Sehgal è interessato alla danza e al canto come mezzi di produzione perché evitano la trasformazione delle idee in oggetti. Queste opere non comportano alcuna produzione al di fuori di loro stesse. In tal modo, Sehgal rinuncia all’ideologia che ha dominato la teoria di mercato per tutto il Novecento, quella della crescita economica perenne. […] Sulle pareti non ci sono didascalie perché c’è bellezza in un atto che, come un orgasmo, si crea e si cancella nello stesso istante. È lo stesso concetto di bellezza che hanno in mente i matematici quando vedono una semplice formula che descrive perfettamente la complessità, senza bisogno di parentesi.
(Jörg Heiser)