Mostre / Still Life / Banewl - testo di Tacita Dean

Girato in una fattoria in Cornovaglia, Banewl cattura, quasi in tempo reale, la famosa eclissi totale di sole del 1999.

Sono seduta nel campo ad aspettare e piove. Il tempo sembra essersi stabilizzato. Si sente un rombo di sottofondo che proviene dall’Hercules della BBC che filma da sopra le nuvole: gli occhi della nazione scrutano oltre l’oscurità ciò che noi da sotto non possiamo vedere. Mentre l’orologio ticchetta e si avvicina l’ora dell’oscurità totale, la luce sembra rimanere sostanzialmente immutata. Le rondini percepiscono l’arrivo del buio molto prima di noi: all’improvviso sembrano come impazzite, sfrecciano e scendono in picchiata in tutte le direzioni fino a scomparire. Le mucche si iniziano a sdraiare una dopo l’altra nel campo. Cala la temperatura.

Il buio totale arriva rapidamente ed è scuro come la notte. Il sole è scomparso. L’ombra che si muove verso di noi produce nel suo bordo estremo una lama di luce che colora l’orizzonte di giallo mostarda. Ecco cosa cambia: si passa da inusuali colori traslucidi a toni madreperlacei per tornare alla fine lentamente al grigio; il grigio è il colore della normalità, è il colore del tempo di oggi. Si sente un applauso che arriva da Logan’s Rock. Ancora immersi in un sogno, torniamo a rivedere il mondo che adesso ci sembra straordinario. Il canto di un gallo rompe il silenzio: la sua gola rosso sangue sembra rilassarsi e segnalare il passaggio da una fase all’altra di questo fenomeno. Venti minuti dopo siamo già nel pieno dell’anti-climax dell’evento. Il sole inizia a fare capolino per la prima volta tra le nuvole. La gente a Porthcurno Beach raccoglie le proprie cose per tornare a casa. Visto attraverso gli occhiali con i filtri per la luce, il sole sembra una luna crescente. Assistere a un’eclissi significa aspettare e guardare che il sole torni nuovamente intero.

Mi è difficile spiegare la follia che mi prese quella sera. Non ero sola: il mio amico americano Dick, sprofondato esausto in una poltrona, rideva istericamente di gioia e disappunto. Iniziammo a vedere il sole ovunque, perfino in un piatto di ottone appeso al muro, in alcuni fregi della stanza da pranzo della fattoria, in una semplice lampadina elettrica. Io ero invidiosa delle immagini riprese dall’Hercules che vedevamo al telegiornale della notte e dei reportage dell’eclissi arrivati da ogni parte del mondo. Mi dava fastidio vedere il sole nel cielo in un reportage dall’Australia, completamente estraneo all’avvenimento. Non riesco a darne una spiegazione razionale ma per qualche tempo mi è sembrato di non riuscire più a riconoscere il sole.

Le nuvole avevano dato a quella giornata una strana intensità: non eravamo riusciti a vedere la corona del sole né l’effetto chiamato “l’anello di diamante”. Dick non aveva filmato alcun raggio di sole ai piedi degli alberi. Ciò che siamo riusciti a catturare è soltanto il luogo, la sua terra, il suo cielo, gli animali, gli uccelli e la fattoria di Banewl. Assistere all’eclissi significa aspettare che arrivi il buio e poi aspettare che torni la luce normale del sole. Le nuvole di quella giornata ci hanno concesso l’opportunità di vivere un’esperienza cosmica in una scala quasi umana, di paragonare il tempo e la dimensione del cosmo con il nostro tempo umano, di misurare un’eclissi con i movimenti degli animali e i dettagli del mondo della natura.


Testo di Tacita Dean