Mostre / Still Life / Amadeus - testo di Tacita Dean

Realizzato in occasione della Triennale di Folkestone, Amadeus cattura una traversata burrascosa del Canale della Manica, da Boulogne a Folkestone.

Ho imparato a nuotare a Folkestone, non al mare ma in una piscina pubblica. Escludendo questo dettaglio, non ho molti ricordi del tempo passato a Folkestone, a parte i viaggi in giornata con il traghetto per Boulogne. Mi fermavo sempre nella stessa casa, a dieci miglia circa di distanza in linea d’aria dal paese. Essere stata invitata a produrre una nuova opera per la prima edizione della Triennale di Folkestone mi sembrava come far scontrare, con un certo fastidio, due parti molto diverse della mia vita, separate da un confine netto: la mia definitiva partenza da Kent.

L’idea di una mostra triennale a Folkestone mi confondeva, mi pareva davvero inverosimile. Ho accettato comunque di partecipare perché mi sembrava un’occasione per portare la seconda parte della mia vita a incontrare la prima e anche per riuscire a investire alcuni dettagli della prima parte nella seconda. Ho attraversato le paludi di Romney, viaggiato per i paesi, per le campagne, per le spiagge di ciottoli e sono arrivata nelle periferie decadenti che circondano Folkestone per cercare un soggetto che potesse, con la sua essenza, sintetizzare la complessità dei sentimenti che provavo per questo luogo. Mi sono incontrata e ho discusso con tanta gente che conosco da anni, ho studiato vecchi libri e cartoline per trovare qualcosa che potesse stimolare un’idea. Malgrado potessi riconoscere tutto ciò che mi circondava, avevo sempre un atteggiamento sproporzionatamente emotivo, perché mi sembrava di rivedere ogni cosa con i miei occhi da bambina. Questa familiarità – bestia assai scaltra – mi portava soltanto su strade nostalgiche e senza uscita. I miei continui fallimenti nel tentativo di individuare un’idea per un’opera d’arte erano arrivati alla loro apoteosi, quando un giorno ricevetti una cartolina da mia madre che diceva, molto brevemente: “Idea. Ricomincia da capo: cerca Folkestone su Google. E non cercare di essere troppo intelligente o troppo acuta”.

Così ho deciso di fare ciò che si fa quando si hanno problemi sulla terraferma: ho preso il largo. La città di Folkestone si fonda sulla sua relazione con la Francia e sul mare che separa i due paesi, su luoghi come le torri Martello, il canale Royal Military, gli specchi acustici, il terminal dei traghetti deserto e il collegamento ferroviario che passa sotto la Manica. Per secoli abbiamo cercato di barricarci sulla nostra isola e allo stesso tempo abbiamo tentato di raggiungere la sponda opposta. Il Canale della Manica è la nostra storia locale: abbiamo pescato nelle sue acque, vi abbiamo sottratto terra e sabbia, abbiamo contrabbandato le nostre merci attraverso le sue onde, abbiamo cercato di tenerlo lontano oppure lo abbiamo traversato per raggiungere nazioni distanti. Siamo un popolo di isolani, abbiamo lasciato che i nostri porti andassero in malora e da sempre ci accontentiamo che i nostri ospiti si fermino soltanto per visite veloci. Non vivo più in Inghilterra e ci ritorno via mare. Forse non ero la più adatta a interpretare la figliol prodiga e così mi è toccato un braccio di mare increspato e inospitale da attraversare. La nausea mi ha reso incapace di fare gruppo con l’equipaggio e di assomigliare a un quadro di Gustav Doré. Mi è capitato ciò che accade a tutti quelli di Kent: ho sofferto il mare per tornare a casa.

Testo di Tacita Dean