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Mostre / Short Cut / Overview


MICHAEL ELMGREEN & INGAR DRAGSET. SHORT CUT
Ottagono, Galleria Vittorio Emanuele, Milano
7 maggio – 4 giugno 2003




Con l’installazione di un’automobile bianca che traina una roulotte, che spuntano al centro dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele dopo un lungo viaggio immaginario al centro della terra, Michael Elmgreen & Ingar Dragset disegnano un’incursione unica nella vita quotidiana di Milano e nella sua storia, rileggendo uno dei simboli della città.

Gli interventi temporanei dei due artisti, discreti o spettacolari, sono sempre esercizi di illusionismo che trasformano lo spazio urbano in strutture elastiche e flessibili. Le loro opere sono una sintesi tra antico e moderno, monumentale ed effimero, statico e dinamico: gallerie d’arte sospese a palloni aerostatici, trampolini cromati per salti nell’immaginazione, pavimenti instabili e stanze rovesciate, casse che esplodono, scalinate impossibili e porte che nascondono labirinti sconosciuti. Ingegneri del possibile, Michael Elmgreen & Ingar Dragset scavano passaggi segreti per sfuggire all’ossessione contemporanea per l’ordine, la pulizia e il bianco.

Metafora del turismo globale ma anche simbolo della precarietà del mondo di oggi, l’installazione Short Cut (Scorciatoia, 2003) racconta un universo in movimento che si sposta lungo rotte imprevedibili e destinazioni fantastiche. Per il loro primo progetto pubblico in Italia i due artisti scelgono di confrontarsi anche con gli stereotipi locali: la macchina è una comune Fiat Uno bianca targata Napoli mentre sul cruscotto si vede una mappa di Rimini – la casa automobilistica torinese, che proprio nelle settimane della mostra attraversa una grave crisi, e la località balneare sulla riviera adriatica sono entrambe immagini classiche della cultura italiana più pop. Per i passanti la prima sensazione è di essere incappati in un incidente: la pavimentazione è frantumata e le ruote dell’auto si incastrano tra i frammenti del mosaico dell’Ottagono. Short Cut  suscita reazioni e dibattito in tutta la città: si formano capannelli animati intorno all’installazione e la stampa nazionale e internazionale pubblica alcuni reportage con le foto dell’opera. La mattina dell’inaugurazione i vigili municipali multano l’automobile per parcheggio in un’area non autorizzata mentre due consiglieri comunali ne chiedono la rimozione: per dimostrare la loro disapprovazione all’intervento protestano in Galleria Vittorio Emanuele mangiando una pizza accanto all’opera.

Soprannominato il “salotto della città”, luogo di ritrovo e di passaggio per eccellenza per tutti i turisti e per i milanesi, l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele è il cuore ideale di Milano, il nucleo pulsante del suo dinamismo. Al centro di un passaggio che congiunge piazza della Scala con piazza del Duomo, l’Ottagono è sovrastato da un’alta cupola trasparente che crea una monumentale piazza coperta. Nata sull’esempio delle più ardite architetture europee costruite in ferro e vetro, come il Crystal Palace di Londra del 1851, la Galleria Vittorio Emanuele è progettata da Giuseppe Mengoni nel 1864 – scelto tra i 176 architetti che partecipano al concorso internazionale indetto dal Comune – e i lavori si concludono nel 1878. Danneggiata dai bombardamenti aerei degli alleati durante la Seconda guerra mondiale, nelle notti del 13 e 15 agosto del 1943, la Galleria conserva oggi pochi degli esercizi originari: gli storici Bar Campari, Bar Biffi, la ex-libreria Baldini e Castoldi di Franco Albini (profondamente trasformata e oggi sede della Libreria Concessionaria Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) e il ristorante Savini dai cui tavoli partivano le incursioni festose e dissacranti dei Futuristi nel secondo decennio del secolo scorso. Celebrata proprio dai Futuristi come simbolo della città moderna – immortalata perfino nel celebre dipinto di Umberto Boccioni Rissa in Galleria (1910) – con l’installazione Short Cut la Galleria torna a rappresentare un palcoscenico privilegiato per l’arte contemporanea.

Michael Elmgreen è nato a Copenhagen, Danimarca, nel 1961; mentre Ingar Dragset è nato nel 1969 a Trondheim in Norvegia. Vivono e lavorano a Berlino dove collaborano dal 1995. Hanno partecipato a importanti manifestazioni d’arte contemporanea esponendo in istituzioni internazionali tra cui il Museum of Contemporary Art di Chicago (2007 e 2005), la Serpentine Gallery di Londra (2006), la Tate Modern di Londra (2004), il Museum für Moderne Kunst di Francoforte (2003), il Palais de Tokyo di Parigi (2002 e 2001) e il Musée d’Art moderne de la Ville de Paris di Parigi (1998). Selezionati nel 2000 per l’Hugo Boss Prize del Guggenheim Museum di New York, hanno partecipato alla 25. Bienal Internacional de São Paulo di San Paolo (2002), oltre che alla 7. International Istanbul Biennial in Turchia (2001). Le loro opere sono presenti in importanti collezioni tra cui il Louisiana Museum for Modern Art in Danimarca, il Moderna Museet di Stoccolma e il Malmö Konstmuseum, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il CGAC di Santiago de Compostela. Nel 2009 hanno rappresentato la Danimarca e i Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia) alla Biennale di Venezia – 53. Esposizione Internazionale d’Arte curando il progetto The Collectors, con cui hanno reinventato il padiglione nazionale, trasformandolo nella casa di un immaginario collezionista omosessuale attraverso la raccolta delle opere di ventiquattro artisti internazionali.