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Mostre / Otto e mezzo / Overview



Stazione Leopolda, Firenze
13 gennaio – 6 febbraio 2011





In occasione del Centenario del Gruppo Trussardi, la Fondazione Nicola Trussardi presenta 8½, una mostra a cura di Massimiliano Gioni e realizzata in collaborazione con la Fondazione Pitti Discovery che apre i festeggiamenti per i cento anni della Maison Trussardi. Prima grande mostra collettiva organizzata dalla Fondazione, riunisce negli spazi monumentali della Stazione Leopolda le opere dei tredici artisti internazionali a cui a Milano, dal 2003 al 2011, la Fondazione Nicola Trussardi ha dedicato ambiziose mostre personali e spettacolari progetti d’arte pubblica. 

Come in una parata carnevalesca,presenta per la prima volta insieme le opere di Darren Almond, Pawel Althamer, John Bock, Maurizio Cattelan, Martin Creed, Tacita Dean, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli e David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Anri Sala e Tino Sehgal, artisti che nell’ultimo decennio si sono imposti come alcune delle voci più interessanti e significative del panorama internazionale. propone un’antologia del meglio della storia recente della Fondazione Nicola Trussardi.

Con la mostra per la prima volta la Fondazione Nicola Trussardi organizza una sua mostra a Firenze, dove dall’11 al 14 gennaio 2011 il Gruppo Trussardi è l'ospite d’onore di Pitti Immagine Uomo 79 con un progetto che coinvolge i quattro mondi in cui il marchio è da anni impegnato nella ridefinizione del Made in Italy - la moda, il design, l'arte e il cibo – e che ha come suo fulcro principale la Stazione Leopolda. Per l’occasione la Fondazione Nicola Trussardi porta a Firenze alcune delle opere più importanti che ha commissionato e prodotto negli ultimi otto anni e mezzo oltre ad alcuni capolavori indiscussi di maestri dell’arte di oggi.

Come evocato dal titolo, preso in prestito dal leggendario film di Federico Fellini, è un racconto per immagini, un susseguirsi continuo di flash back e di suggestioni, di ricordi e déjà vu. Le opere dei tredici artisti coinvolti si snodano all’interno delle maestose navate ottocentesche della Stazione Leopolda come un carosello fatto di sogni e ossessioni, di desideri e fantasie, che toccano tanto la sfera più intima e personale quanto la dimensione sociale e collettiva. cuce insieme scene di vita vissuta e stati di allucinazione permanente, dimensione onirica e visioni ai confini della realtà, dando vita a una straordinaria galleria delle meraviglie.

 

Everything is Going to Be Alright (Andrà tutto bene), la scritta al neon di Martin Creed che campeggia sulla facciata della Stazione Leopolda, sembra fare da premessa a questo grande gioco ma è anche un monito: con il suo smaccato entusiasmo l’opera fa da ironico commento a quello che si presenterà ai visitatori una volta varcata la soglia dell’ingresso. All’interno dello spazio della ex-stazione inizia infatti una serie di incontri inaspettati. L’auto bianca con roulotte di Michael Elmgreen & Ingar Dragset, come una metafora del turismo globale, spunta dal pavimento dopo un lungo viaggio immaginario al centro della terra, mentre a pochi passi di distanza il gigantesco autoritratto del polacco Pawel Althamer - un pallone aerostatico lungo oltre 20 metri – incombe sulle teste dei visitatori come un insensato e temporaneo monumento pubblico, ipertrofico e carnevalesco. Il surreale lungometraggio Frammenti di un film con un orso e un ratto di Fischli e Weiss, realizzato a Palazzo Litta durante la grande retrospettiva del duo svizzero organizzata dalla Fondazione Trussardi, sembra fare da contrappunto alla provocatoria e dissacrante rappresentazione di George W. Bush in Static (Pink) di Paul McCarthy, mentre i ritratti intimi e melanconici di Darren Almond dialogano con la casa di pane di Urs Fischer, che sembra uscita da una fiaba dei fratelli Grimm.

Le vicende grottesche raccontate da John Bock nel film Meechfieber – un pot-pourri di macchine irreali, astronavi bric-à-brac, animali travestiti e danze frenetiche - entrano in contrasto con il lamento musicale del sassofonista Jemeel Moondoc - ritratto da Anri Sala nel video Long Sorrow. Le atmosfera silenziose e contemplative di Still Life e Day for Night, due film realizzati da Tacita Dean nello studio di Giorgio Morandi che ne svelano le mille storie rimaste celate per decenni, fanno da perfetta cornice alle riflessioni di Maurizio Cattelan sulla morte e la fragilità della vita, sottolineata in questo caso con distacco, ironia e gusto per il paradosso con un’opera in anteprima per l’Italia. I visitatori sono immersi in un clima giocoso e insieme tragico: le inquietanti moltitudini di Paola Pivi e le sculture viventi dirette da Tino Sehgal appaiono come presenze aliene che trasformano lo spazio della Stazione Leopolda nello sfondo perfetto per una nuova enigmatica messa in scena.