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Mostre / Jet Set Lady / Overview

URS FISCHER. JET SET LADY
Istituto dei Ciechi, Milano
3 maggio - 1 giugno 2005

Urs Fischer costruisce con le sue opere un repertorio infinito di mutazioni e stravolgimenti, declinazioni di un mondo immaginario la cui metamorfosi continua si sviluppa in direzioni inaspettate, sfuggendo perfino al controllo dell’artista. Come un prestigiatore Fischer addomestica i più diversi materiali d’uso comune – come legno, metallo, cera, polistirolo, colla e plastica, ma anche sedie, tavoli, frutta e verdura – che si trasformano così in favole.

Dalle donne di cera, sculture in costante evoluzione che si consumano durante il corso della mostra, all’ingrandimento spettacolare di un temporale, tutte le installazioni di Urs Fischer sono processi produttivi senza fine, nature morte che brulicano di vita. 

Per la sua prima mostra personale in Italia l’artista presenta Jet Set Lady (La signora del jet set, 2005), una spettacolare scultura concepita per il Salone dei Concerti dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Solennemente inaugurato alla presenza del Re Umberto I nel 1892, l’edificio è per la prima volta utilizzato come sede espositiva di una mostra d'arte contemporanea. L’opera di Urs Fischer, che dà il titolo all’intera mostra, è un gigantesco albero di ferro che si innalza per oltre otto metri d’altezza, un groviglio di rami di sei tonnellate di peso ricoperto da oltre duemila disegni colorati che riproducono stampe e dipinti dell’artista, quasi a costituire una mappa della sua mente.

Jet Set Lady è un’opera in continuo divenire: si piega come sottoposta a un’energia incontrollata e si moltiplica allo sguardo come frammentata dalla lente scheggiata di un caleidoscopio.

Accanto all’albero è installata la scultura Untitled (Senza titolo, 2000), una tra le opere più semplici e disarmanti dell'artista: mezza pera e mezza mela fissate l’una all’altra da due viti pendono dal soffitto sospese a mezz’aria per creare un ibrido surreale che unisce specie e forme apparentemente impossibili da mettere assieme.

Negli spazi adiacenti della chiesetta sconsacrata dell’istituto, Urs Fischer presenta House of Bread (Casa di pane, 2004), una casa a grandezza naturale interamente costruita con mattoni di pane, travi di ciabatta e infissi di baguette. Come disegnata dai pennarelli colorati di un bambino fantasioso, la casa di pane è un'abitazione primordiale, sospesa tra visioni da fiaba e architetture semplici e arcaiche. Ma House of Bread è anche una scultura dal destino instabile e in divenire, un oggetto in continua trasformazione, che si secca, si sbriciola ed è divorato da decine di pappagalli variopinti che vivono negli spazi della mostra, che diventa così un organo vivo e pulsante.

L’Istituto dei Ciechi nasce a Milano nel 1840 con lo scopo di ospitare ragazzi non vedenti e di curarne la loro istruzione e formazione professionale, ed è il primo luogo in Italia ad adottare l’alfabeto Braille nel 1864. La sede attuale, in cui l'istituto si trasferisce nel 1892, nasce sul modello dell’Institut National des Jeunes Aveugles di Parigi, adattato alle condizioni architettoniche e stilistiche della Milano di fine Ottocento. La decorazione del Salone dei Concerti e della chiesa dell’istituto è affidata a Celso Stacchetti e Ferdinando Brambilla, due artisti affermati dell’epoca. Tra le decorazioni pittoriche del salone troviamo le effigi di Valentin Hauy, fondatore dell’istituto per giovani ciechi di Parigi, di Louis Braille, inventore dei caratteri omonimi, e numerosi medaglioni raffiguranti musicisti – da Bach a Mozart, da Rossini a Bellini – oltre ai ritratti dei due migliori allievi dell’istituto milanese. Nel 1926 l'Istituto dei Ciechi è dichiarato Istituto Scolastico e da allora è posto alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione del Governo italiano.

Urs Fischer è nato nel 1973 a Zurigo, vive e lavora a New York. L’artista espone da molti anni con mostre personali in varie istituzioni tra cui il New Museum di New York (2009), il Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam (2006), l’Hamburger Bahnhof di Berlino (2005), il Camden Arts Center di Londra (2005), il Centre Pompidou di Parigi (2004), la Kunsthaus Zürich di Zurigo (2004) e l’Institute of Contemporary Art di Londra (2000). Ha esposto in mostre collettive presso Palazzo Grassi a Venezia (2009), il Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo (2008), la Malmö Konsthall di Malmö (2008), il New Museum di New York (2007), il Palais de Tokyo di Parigi (2007), lo Stedelijk Museum di Amsterdam (2006) e il P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2006). Le opere di Urs Fischer sono state inoltre presentate in numerose rassegne internazionali tra cui la Whitney Biennial del Whitney Museum of American Art di New York (2006), La Biennale di Venezia – 50. Esposizione Internazionale d’Arte (2003), Manifesta 3 a Ljubljana (2000) e Monument To Now alla Deste Foundation Centre for Contemporary Art di Atene (2004). Assieme a Ugo Rondinone nel 2007 rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia – 52. Esposizione Internazionale d’Arte.