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Mostre / Pig Island – L’isola dei porci / Approfondisci


Guarda la conferenza LA BELLA E LA BESTIA. LE OPERE DI PAUL MCCARTHY, Milano, 24 giugno 2010 




PIG ISLAND - L'ISOLA DEI PORCI

Pig Island – L’isola dei porci è la prima grande mostra in Italia di Paul McCarthy, il leggendario artista americano che con la sua lunga carriera ha scritto pagine fondamentali della storia dell’arte contemporanea.

Pensata appositamente per gli spazi monumentali e sotterranei di Palazzo Citterio, Pig Island – L’isola dei porci combina opere storiche, video, nuove produzioni e una sorprendente anteprima mondiale per costruire una gigantesca opera d’arte totale in cui il palazzo – straordinario esempio di architettura settecentesca nei cui sotterranei sono state scavate negli anni ’80 nuove enormi sale espositive, rimaste chiuse per oltre venticinque anni – si anima dei sogni e delle visioni di McCarthy. Nella mostra Pig Island – L’isola dei porci le opere pantagrueliche di Paul McCarthy si fondono con la brutalità di spazi non-finiti per immergere i visitatori in un enorme collage in tre dimensioni. Mescolando pop art e performance, minimalismo e Walt Disney, McCarthy ha inventato un linguaggio unico che è stato celebrato da tutti i musei del mondo, tra cui la Tate Modern di Londra, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Whitney Museum di New York. Paul McCarthy lavora dalla fine degli anni’60 a installazioni, sculture e video che esplorano il lato oscuro del sogno americano. Pirati, clown, pupazzi di babbo natale, barattoli di ketchup, avatar fatti in casa, bulli e pupe, maiali e bottiglie di whisky sono i giocattoli che animano il mondo ipertrofico di Paul McCarthy: ogni sua mostra è pensata come un gigantesco parco a tema in cui si celebrano baccanali e parodie di serial televisivi. I travestimenti di Paul McCarthy innestano la tradizione della commedia dell’arte sulle soap opera americane: come il direttore di un circo, Paul McCarthy mette in scena spettacoli in cui giocano sosia di celebrità, presidenti e regine, da Alice nel Paese delle Meraviglie a George Bush, da Angelina Jolie ai Sette Nani.

Pig Island – L’isola dei porci porta a Milano il mondo burlesco e feroce di Paul McCarthy: fin dall’ingresso nella mostra il visitatore si immerge nella realtà surreale e nella satira politica dell’opera di McCarthy con Static (Pink) (2004-2009) una maschera di silicone rosa colta in un momento di beffarda lascivia. Nel mondo di McCarthy ogni gerarchia è stravolta: come ne La fattoria degli animali di George Orwell, la politica si trasforma in una commedia grottesca in cui animali e esseri umani si scambiano di ruolo e il caos sembra regnare sovrano. Girati con la collaborazione del figlio Damon, e con una produzione degna dei più imponenti kolossal cinematografici, i film Pirate Party (2005), Houseboat Party (2005) e F-Fort Party (2005) sono stati realizzati durante infinite sessioni di performance all’interno di spazi al confine tra il parco d’intrattenimento e l’architettura fai da te. Come in un carnevale, ruoli e gerarchie sono messe a soqquadro. Fortini da western di serie B e navi da Pirati dei Caraibi si popolano di personaggi di una Disneyland per adulti in cui si svolgono battaglie infuriate e scontri bizzarri. Con gesti e risate sguaiate, corsari e soldati si dedicano a pratiche violente e volgari del tutto immotivate come se l’azionismo viennese incontrasse la finzione e il glamour di Hollywood: litri di ketchup e di sciroppo al cioccolato scorrono a fiumi dalle protesi mozzate di gambe e di braccia mentre incalza il ritmo di una fiaba senza trama e senza lieto fine. Nella sala successiva, il galeone di Black Bow Bilbao (2001-2005) sembra quasi un parco di divertimenti portatile, la maquette di una scenografia mai realizzata.

La mostra della Fondazione Nicola Trussardi è anche l’occasione per riscoprire alcune delle prime sculture di Paul McCarthy in cui l’artista infiltra il corpo umano, i suoi organi e la sua carne, in opere che all’apparenza sembrano utilizzare il linguaggio del minimalismo più freddo ma che lo investono di nuove pulsioni e desideri. In Chair With Butt Plug (1978) una sedia – la sedia è un motivo ricorrente nella storia dell’arte, dalle sedie di Van Gogh a quelle dell’arte concettuale – diventa uno strumento per indagare la sessualità e per proporre un nuovo punto di vista stralunato sul mondo delle cose. Con Ketchup Sandwich (1970) Paul McCarthy costruisce un cubo perfetto in vetro inframmezzando ogni strato con il simbolo del cibo spazzatura d’oltreoceano. Giocando sulle associazioni evocate dal cibo da fast-food e da effetti speciali da quattro soldi, il ketchup – che nel mondo di McCarthy rappresenta anche un fluido corporeo – diventa un gigantesco monumento da adorare, un pallone da parata alto oltre quindici metri che troneggia nel cortile esterno di Palazzo Citterio, nell’opera Daddies Tomato Ketchup Inflatable (2007). Tutte le icone e i simboli del mondo di oggi crollano nelle mani di McCarthy che utilizza gli strumenti della parodia per restituire tutta la loro falsità e la loro meschinità, come in Paula Jones (2010) in cui l’artista guarda ai fumetti per indagare il voyeurismo, la più contemporanea delle debolezze umane.

Per la mostra della Fondazione Nicola Trussardi, Paul McCarthy porta a Milano una delle sue opere più complesse e ambiziose, presentata qui in anteprima mondiale. Pig Island (2003-2010) è un enorme accumulo fatto di creta, metallo, polistirolo, legno, plastica e ogni altro materiale da bricolage che costruisce una versione contemporanea di un Merzbau di Kurt Schwitters. Cresciuta nello studio dell’artista in sette anni di lavoro, Pig Island raccoglie in oltre centro metri quadrati un’antologia surreale dei temi che hanno animato tutta la carriera dell’artista. L’opera Pig Island è stata portata a Milano dallo studio di Los Angeles dell’artista con meticolosa attenzione, trasportando ogni minuscolo pezzo di plastica, ogni oggetto e rifiuto che l’artista ha ammassato in questa scultura ciclopica. Pig Island appare in questo bunker scavato sotto la città come un gigantesco reperto archeologico: il capolavoro di McCarthy è un’isola del tesoro alla rovescia in cui bucanieri ed eroine si abbandonano a una festa indiavolata, un nuovo naufragio della speranza. Pig Island è una Zattera della Medusa in cui i protagonisti possono finalmente liberarsi delle loro inibizioni e manifestare la loro natura troppo umana. Come tutta la mostra, la scultura brulica di sogni e incubi: è un percorso nell’inconscio della nostra società sospesa tra eros e tabù, spazzatura e icone.

Nei sotterranei più bui di Palazzo Citterio, si incontra allora la scultura sinistra Dreaming (2005): Paul McCarthy si ritrae nudo – sognante o forse morto – in una scultura iperrealista che lo trasforma in un fantoccio o forse in un idolo da venerare.