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ALLORA & CALZADILLA. FAULT LINES
Palazzo Cusani, Milano




Concepita per Palazzo Cusani – straordinario gioiello architettonico nel cuore di Milano, da più di quattro secoli teatro di avvenimenti politici e mondani che si sono intrecciati con la storia del nostro Paese – la mostra Fault Lines presenta un’imponente selezione di lavori recenti e nuove produzioni, che riflettono sul concetto di confine inteso come linea fisica e simbolica che separa due mondi, facendosi limite, demarcazione, catalizzatore di tensione.
Come etnografi post-coloniali, Allora & Calzadilla scandagliano limiti e contraddizioni del mondo globale, combinando nei loro lavori frammenti di una società in continua trasformazione di cui rileggono gli eventi per tracciare mappe e percorsi dove tempo e spazio si fondono in potenti metafore. Con un gioco di continue sovrapposizioni e sostituzioni, cambiamenti repentini e rotture, la coppia di artisti compone un mosaico di geografie instabili ed equilibri precari, in cui il corpo è terreno di confronto, di scontro, di scambio di energia, e strumento con cui connettersi al resto del mondo. Le opere nascono dalla combinazione sperimentale di elementi e linguaggi diversi – scultura, fotografia, performance, musica, suoni e video – utilizzati come strumenti per esplorare le geografie psicologiche, politiche e sociali della cultura contemporanea globalizzata. Per Allora & Calzadilla, infatti, l’arte è un pretesto per indagare concetti chiave del nostro presente, quali l’identità nazionale, la democrazia, il potere, la libertà, la partecipazione e i cambiamenti sociali. E proprio da questo approccio nasce la scelta del titolo della mostra: Fault Lines – letteralmente linee di faglia – sono quelle fratture del suolo che si formano nel punto di incontro tra due masse rocciose in movimento, linee frastagliate, instabili, che nascondono fragilità profonde, pronte ad arrivare da un momento all’altro al punto di rottura. Nei magnifici spazi di Palazzo Cusani – per la prima volta aperti all’arte contemporanea grazie alla collaborazione del Comando Militare Esercito Lombardia – si susseguono sculture sonore, performance, video e immagini che si intrecciano con la storia del luogo e con la cronaca dei nostri giorni, destabilizzandole e riordinandole secondo un ritmo narrativo che alterna sorpresa, poesia, umorismo ed epifanie.
Sediments, Sentiments (Figures of Speech) (2007) è la prima imponente scultura che si incontra nel cortile del Palazzo: un gigantesco bozzolo di poliuretano racchiude all’interno di cunicoli alcuni cantanti lirici che interpretano brani tratti dai più importanti discorsi ufficiali pronunciati dai protagonisti della storia del Novecento – da Martin Luther King a Nikita Khrushchev, dal Dalai Lama a Saddam Hussein – smontandone il linguaggio retorico e smascherandone gli artifici. I frammenti dei discorsi sembrano emanare direttamente dalle forme geologiche della scultura come da uno strano sito archeologico nel quale la storia torna in vita sotto forma di voce, musica e respiro.
Sullo scalone d’onore che conduce all’interno del Palazzo, a fare da contrappunto al settecentesco Affresco della Carità della scuola del Tiepolo, un trombettista jazz improvvisa sulle note della sveglia militare: reinterpretando in chiave sperimentale una composizione tra le più conosciute, Wake Up (Rising) (2013) si ispira al ruolo e all’importanza che la musica e i suoni rivestono nella vita militare.
La musica è protagonista anche di Stop, Repair, Prepare: Variations of “Ode to Joy” for a Prepared Piano (2008), una delle opere più conosciute di Allora & Calzadilla, che qui trova naturale collocazione all’interno del maestoso Salone Radetzky, la sala da ballo con stucchi e affreschi intitolata al generale austriaco che nel Palazzo ebbe il suo quartier generale fino alle Cinque Giornate di Milano. Per l’opera gli artisti hanno modificato un pianoforte Bechstein a coda di inizio Novecento, scavandovi un buco circolare: ogni ora, un pianista in piedi al centro del piano, da dietro la tastiera tenta di suonare il quarto movimento della Nona Sinfonia di Beethoven. Comunemente conosciuto come Inno alla gioia, questo famoso coro è da sempre evocato come rappresentazione musicale della fraternità umana e della fratellanza universale, usato come inno nei contesti ideologicamente più disparati, dalla Comunità europea alla Rivoluzione Culturale cinese, dalla Supremazia Bianca in Rhodesia al Terzo Reich, per citarne solo alcuni. Alle pareti del Salone due tele della serie Intermission (Halloween Afganistan) (2012) che raffigurano soldati dei contingenti americani di stanza in Afganistan mentre festeggiano nel deserto la notte di Ognissanti, mascherati da supereroi.
Il percorso prosegue all’interno della Sala Garibaldi con due opere che dialogano con gli affreschi monocromi della volta, raffiguranti gli eroi dell’antica Grecia accolti dal Pantheon romano. In un monitor viene trasmesso il video Returning a Sound (2004), sempre incentrato sul tema della musica: un giovane attraversa il territorio dell’isola di Vieques, a Porto Rico, su un ciclomotore che ha una tromba saldata alla marmitta, producendo suoni che sono provocati dai sobbalzi della strada e dall'accelerazione del motore. L’isola di Vieques è stata per sessant’anni sede di una base militare americana ed è stata restituita a Porto Rico solo nel 2001: il video suggerisce una forma di riappropriazione del paesaggio naturale e sonoro, che per i residenti dell'isola rimane segnato dal ricordo della violenza acustica dei bombardamenti e delle esercitazioni. Nella stessa sala, su una mensola poggia la fotografia Land Mark (Footprints) (2004) che fa parte dello stesso ciclo di lavori creati a Porto Rico, luogo di residenza degli artisti: delle impronte di scarpe lasciate da un gruppo di attivisti sulla sabbia bianca della spiaggia di Vieques si sovrappongono e si confondono lanciando dei messaggi leggibili solo a chi passerà subito dopo.
All’interno della successiva Sala della Braida, dodici ballerini danno vita alla performance Revolving Door (2011): un gruppo di persone accoglie gli spettatori schierato in fila, tagliando a metà lo spazio da una parete all’altra, come una barricata umana. I performer si muovono ritmicamente: marciano, camminano, si fermano seguendo una coreografia circolare che li trasforma in una porta girevole umana. La sequenza dei passi raccoglie e mixa movimenti ispirati a marce militari, cortei e coreografie di ballo, proponendo una riflessione poetica sull’utilizzo dei gesti e la loro funzione nella costruzione di una comunità. I visitatori possono attraversare la stanza solo seguendo il movimento della porta girevole, assecondandone il ritmo, mettendo così in atto una complessa dinamica di relazione tra il gruppo e l'individuo.
Si prosegue nella Sala delle Allegorie – prezioso scrigno dalla volta affrescata con aquile angolari ad ali spiegate che punteggiano altrettante scene allegoriche tratte dalla mitologia greca – che accoglie la proiezione di Raptor’s Rapture (2012), film presentato lo scorso anno a Documenta a Kassel, ed esposto in quest’occasione per la prima volta in Italia. Bernadette Käfer, musicista specializzata nello studio di strumenti preistorici, suona un flauto di 35.000 anni fa, realizzato con ossa delle ali di un grifone, un maestoso uccello che nel video osserva e ascolta gli sforzi della musicista. Il flauto, scoperto di recente in Germania, è il più antico strumento musicale conosciuto al mondo, simbolo degli albori della cultura umana, mentre il grifone, rapace europeo dall’incredibile apertura alare e dal nome di una creatura mitologica, è un animale in via di estinzione. Il film mette in scena un tentativo di dialogo e di condivisione tra uomo e animale, accomunando l’evoluzione della cultura umana a quella della specie animale e soffermandosi sulla nascita della musica come momento fondante di una nuova fase della storia dell’umanità. Nell’angolo opposto della Sala, la scultura in bronzo The Bird of Hermes is My Name, Eating My Wings to Make Me Tame (2010) – un elmetto militare per azioni speciali, con videocamera e microfono, da cui spuntano ali di uccello – è una rappresentazione contemporanea di Ermes, divinità della mitologia greca, messaggero degli dei, protettore dei viaggiatori, dio delle transizioni e dei confini. Inventore del flauto, Ermes era l’unica creatura che aveva il potere di entrare come messaggero divino nell’Ade e di uscirne senza alcuna conseguenza, capace di attraversare incolume i territori del mondo, della storia e della morte.
La Sala dell’Ingegno fa da cornice alla scultura Cyclonic Palm Tree (2004): ruotando in senso antiorario – lo stesso senso di rotazione dei cicloni che si formano al largo della costa africana per poi svilupparsi di fronte ai Caraibi e, infine, abbattersi sugli Stati Uniti – una ventola attraversa il tronco di una palma alta cinque metri creando un piccolo uragano domestico. Su un monitor accanto alla scultura viene trasmesso il video Sweat Glands, Sweat Lands (2006), girato a Loiza, a Porto Rico: un maiale viene arrostito su uno speciale spiedo infilato nella ruota posteriore di un’automobile. Quando l'auto accelera anche lo spiedo gira più velocemente, mentre in sottofondo la voce di Residente Calle 13, un giovane cantante locale, si rivolge allo spettatore in spagnolo scandendo un rap free-style scritto in collaborazione con gli artisti. Il brano evoca esempi di organizzazioni sociali alternative a quelle dell’uomo: tra finzione e realtà, il mondo descritto dal brano rap è uno stato antagonista dove convivono ordine e disordine, civiltà e barbarie in un'epoca di globalizzazione armata.
La successiva Sala degli Intarsi ospita il video Apotomē (2013), secondo capitolo di una trilogia esposta in anteprima assoluta in Italia – di cui Raptor’s Rapture è il primo episodio – incentrata sui rapporti ancestrali che legano uomo, animale e natura attraverso la musica. Realizzato all’interno del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi, il video prende come spunto la storia di Hans e Parkie, due elefanti portati a Parigi come trofei di guerra nel 1798. Nello stesso anno la Società delle Scienze aveva organizzato un concerto per i due pachidermi al Jardin des Plantes, al fine di testare gli effetti della musica sugli animali in cattività e di stabilire una forma di comunicazione tra esseri umani e mondo animale. Rinnovando gli intenti del primo esperimento, gli artisti hanno fatto eseguire di fronte ai resti dei due elefanti una selezione di brani di quello stesso concerto al cantante Tim Storms, l'uomo che grazie a una particolare estensione delle corde vocali riesce a toccare le note più basse del mondo – 0.189Hz, ben otto ottave sotto il Sol più basso del pianoforte – la cui frequenza può essere udita solo dagli elefanti. Nel video vediamo Storms passeggiare tra i corridoi del Muséum national d’Histoire naturelle e intonare una surreale e malinconica serenata mentre accarezza le ossa degli elefanti Hans e Parkie.
Sotto lo straordinario soffitto affrescato dell’ultima sala, quella degli Amorini, spunta Petrified Petrol Pump (2012), una pompa di benzina abbandonata che il tempo ha trasformato in un fossile dell'era contemporanea. Reperto archeologico del futuro, questo manufatto umano –simbolo della folle corsa allo sfruttamento delle risorse naturali alla base della modernizzazione del nostro tempo – sembra essere stato inghiottito e poi espulso dalla natura, come un corpo estraneo, un rifiuto inquinante e distruttivo che esprime la precarietà del rapporto uomo-ambiente su cui è costruita la nostra civiltà.
Infine, chiude il percorso il video 3 (2013), terzo capitolo della trilogia dedicata al rapporto uomo, animale, natura e musica, di cui fanno parte Raptor’s Rapture e Apotomē. Il video ruota attorno alla celebre Venere di Lespugue, manufatto in avorio di mammut risalente a circa 25.000 anni fa che raffigura una Venere steatopigia, una figura antropomorfa dalle accentuate caratteristiche femminili. La preziosa statuetta paleolitica – conservata al Musée de l'Homme di Parigi e filmata per la prima volta in quest’occasione – costituisce una delle più antiche raffigurazioni del corpo umano mai rinvenute. Ci sono molte ipotesi che circondano il peculiare ideale di bellezza di questa Venere, le cui proporzioni esagerate sfiorano la deformità: per alcuni studiosi è simbolo di fertilità, per altri rappresenta una divinità religiosa preistorica, mentre per il matematico Ralph H. Abraham e per il filosofo William Irwin Thompson le misure lineari del suo corpo corrispondono perfettamente alla scala musicale diatonica, conosciuta come il modo Dorico degli antichi greci. Il video tenta quindi di rappresentare, in termini visivi e musicali, un processo di trascrizione della figura della Venere in musica, usando le proporzioni della statuetta come una scala musicale. Sulla base di questo canone il compositore David Lang ha scritto una partitura per violoncello, eseguita dalla violoncellista Maya Beiser di fronte al prezioso reperto, che si trasforma così in uno spartito tridimensionale.
Con la mostra Fault Lines Allora & Calzadilla trasformano le sontuose sale barocche del Palazzo in un variopinto carillon, dando vita a un percorso in cui suoni e musica diventano metafore di rapporti di forza, conquista, resistenza e seduzione, mettendo al centro i modi in cui la musica e i suoni possono trasformarsi in portatori di leggende, miti e valori, diventando al tempo stesso strumento per conoscere noi stessi, la nostra storia, e tracciare le basi per un cambiamento futuro.